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Patrimonio

MANOSCRITTI

I principali fondi d’archivio conservati alla Biblioteca Maldotti furono descritti nel 1934 dal novellarese Aldo Cerlini all’interno dell’opera Inventari dei Manoscritti delle Biblioteche d’Italia edita dall’Olschki e diretta da Albano Sorbelli (vv. LXIII-LXIV). Il più consultato è sicuramente l’Archivio Gonzaga (97 pezzi, 1495-1806), contenente le carte relative alla famiglia che governò Guastalla tra il XVI e il XVIII secolo. Il Fondo Cani (109 pezzi, 1551-1872) contiene i documenti che l’ingegner Giulio Cesare Cani (1754-1834), nipote, nonché esecutore testamentario di Marcantonio Maldotti, raccolse nel corso della sua vita ed attività professionale. Il Fondo Davolio Marani (34 pezzi, 1432-1847) prende il nome da chi, a inizi Novecento, donò questa raccolta di documenti gonzagheschi alla Biblioteca Maldotti: il signor Bernardo Davolio Marani di Fabbrico (m. 1907 ca.), cultore di memorie storiche ed uomo politico. Il Fondo Carlo Galvani (1802-1869) (143 pezzi, 1486-1868) è composto da manoscritti di carattere letterario, trascrizioni di memorie patrie, cronache, notizie metereologiche del passato: da segnalare, in particolare, un manoscritto del 1486 intitolato Itinerario al Santo Sepolcro di Antonio da Crema. Il Fondo Provenienze Varie (48 pezzi, 1191-1949) risulta estremamente eterogeneo non solo per provenienza dei documenti, ma anche per datazione e argomento delle carte: per citare qualche esempio, si trova una pergamena del 1191 in cui Enrico VI, figlio di Federico I Barbarossa, fa riferimento alle terre guastallesi; c’è poi un prezioso codice miniato della Farsalia di Lucano databile al XV secolo e commentato da due umanisti; di notevole interesse è pure una collezione d’autografi raccolti nel XIX secolo tra cui spiccano le firme di Annibal Caro, Aldo Manuzio, Ludovico Antonio Muratori, Giambattista Bodoni, Silvio Pellico, Niccolò Tommaseo, Eleonora Duse, Giuseppe Verdi e tanti altri (un autografo di Torquato Tasso è invece conservato all’interno del già citato Archivio Gonzaga).
Sempre da Aldo Cerlini fu riordinato l’Archivio Storico del Comune di Guastalla (669 pezzi, 1491-1896), descritto nell’Inventario di carte e Archivi comunali del Reggiano (Reggio Emilia, Tip. Moderna U. Costi, 1935) e conservato in Maldotti dagli anni ’30 del Novecento. Dopo l’opera di complessivo riordino eseguito nel 1934, il patrimonio archivistico maldottiano si arricchì, nel tempo, di nuove carte. Nel 1937 entrò in Maldotti l’Archivio Rufo Paralupi (1876-1937) (11 pezzi, sec. XX), letterato, critico d’arte, uomo politico, nonché presidente dell’Associazione Guastallese di Storia Patria agli inizi del Novecento. Un secondo Archivio Paralupi, proveniente da un altro ramo della stessa famiglia, entrò vari anni dopo, nel 1975: si tratta dell’Archivio dell’ingegnere Giuseppe Valente Paralupi (1895-1963) (12 pezzi, secc. XVII-XX). Tra 1942 e 1943 arrivò in Maldotti il Fondo Mossina (107 pezzi, sec. XX): Aldo Mossina (1887-1941), guastallese, fu avvocato, ma anche studioso e storico locale. Egli dattiloscrisse le più importanti cronache manoscritte presenti in questa biblioteca, oltre a molti documenti dell’Archivio Gonzaga di Guastalla ora conservati a Parma, Mantova e Milano. Tra 1981 e 1982 pervenne l’Archivio delle Opere Pie di Guastalla (1201 pezzi, 1528-1959) contenente le carte relative alle istituzioni guastallesi di assistenza (Patrimonio dei Poveri, Monte di Pietà, Ospedale, Granaio della Beata Vergine del Popolo, Ospizio dei Mendicanti-Bertoluzzi, Ospizio Fracassi, Orfanatrofio Bennati, Ricovero Paralupi Fiorani). Negli anni ’80-’90 del Novecento arrivarono invece il Fondo Gualdi Bisini (7 pezzi, secc. XVIII-XX), l’Archivio Asilo Maria di Piemonte di Guastalla (13 pezzi, 1846-1972), l’Archivio dell’ing. Alberto Paglia (74 pezzi, 1920-1964) e l’Archivio della Digagna di Guastalla (201 pezzi, 1520-1945). Non va dimenticato infine l’Archivio dell’ente Biblioteca Maldotti (secc. XVIII-XXI), che documenta l’attività di questa istituzione culturale dalle origini fino ai giorni nostri. Dal 2004 la Biblioteca Maldotti partecipa a CastER, progetto di censimento degli archivi storici dell’Emilia Romagna (http://archivi.ibc.regione.emilia-romagna.it/ibc-cms/).

FONDO LIBRARIO ANTICO

Il nucleo originario e principale della Biblioteca Maldotti è costituito dal fondo librario antico. Il lascito del fondatore consiste in circa 5.000 volumi stampati principalmente nel XVI e nel XVIII secolo riguardanti vari argomenti (dalla letteratura alla storia, geografia, giurisprudenza, matematica, idraulica). Questo nucleo è stato sapientemente aumentato, in particolar modo nel primo secolo di vita dell’istituzione, sia con acquisti, sia con lasciti di persone sensibili e consapevoli dell’importanza di una biblioteca pubblica in una piccola ma storica città come Guastalla.
Anche gli studiosi di origine guastallese che vissero lontani dalla loro città di nascita cercarono sempre di lasciare presso la Biblioteca un segno tangibile del loro attaccamento a questa istituzione. Così fecero, tra gli altri, Filippo Bacchi che nel 1829 donò un Nuovo Testamento scritto in cinese in 8 volumi e Pietro Fiaccadori (1791-1870) che nel 1835 donò 84 opere da lui stampate.
Il primo incremento di una certa rilevanza risale all’acquisto, avvenuto nel 1812, delle librerie delle congregazioni religiose guastallesi soppresse. A questo seguirono lasciti di persone private. Di particolare rilievo la libreria del padre Carlo Maria Traversari (m. 1818), primo bibliotecario della Maldotti, quella del suo successore Luigi Coppi (m. 1847) , del nobiluomo luzzarese Rufo Paralupi (1876-1937) e del canonico Vincenzo Bianchi.
I testi conservati sono per la maggior parte di argomento letterario, morale e religioso, pur non mancando ampie sezioni con interessanti edizioni di tipo giuridico, matematico, geografico e medico.

Lo stesso Marcantonio Maldotti teneva particolarmente ai testi di medicina, come risulta da alcuni carteggi in cui il sacerdote guastallese esprime il desiderio di accrescere il numero di testi medici presenti nella sua biblioteca privata. Dopo la morte del Maldotti, tale desiderio venne esaudito: dal 1850 confluì in questa biblioteca il cospicuo lascito (382 volumi) degli eredi del dottor Domenico Zanichelli (m. 1850) . In seguito altre 200 opere di medicina furono acquistate dal fisico Giuseppe Manfredini (m. 1851). Una successiva donazione, fatta da Giovanni Scaetta nel 1862, arricchì ulteriormente la raccolta. Tra i libri antichi figurano una ventina di incunaboli, alcuni decorati con splendide miniature come il Missale Romanum, Bernardius Borgomensis, Georgius Mantuanus et Paganinus Brixiensys, 1483. Le edizioni del XV sec. sono descritte nel volume: Notazione bibliografica degli incunaboli conservati nella Biblioteca Maldotti di Guastalla, (a cura della Scuola di bibliografia Italiana, Reggio Emilia, 1932). Si contano circa 2.000 cinquecentine, di cui 72 lasciate dal Maldotti, 66 provenienti dalle biblioteche degli ordini religiosi soppressi e numerose presenti nella Biblioteca del Seminario di Guastalla, qui depositata dal 1985. Tra le edizioni del XVI sec. sono da segnalare le opere stampate da Manuzio, quelle dei Giunti di Firenze e dei Viotto di Parma. Per quanto riguarda i restanti volumi antichi a stampa, circa 30.000, è da rilevare la presenza di molti libri rari e di pregio, in particolare un’edizione settecentesca dell’Éncyclopédie di Diderot e d’Alembert completa di tavole in rame e le cosiddette “Bodoniane”. Un notevole numero di opere stampate da tipografi guastallesi tra il CVII e il XVIII sec. testimonia la vivacità culturale della piccola capitale gonzaghesca. Al primo catalogo manoscritto della libreria, steso nel 1862 da Giuseppe Lusi in 4 volumi, ha fatto seguito un catalogo dattiloscritto sul modello Staderini completato nel 1932 ed ancora in uso. La Biblioteca Maldotti partecipa al censimento nazionale Edit16 a cura dell’ICCU. É attualmente in corso la catalogazione informatica.

FONDO LIBRARIO MODERNO

Nata come biblioteca destinata principalmente a studiosi e ricercatori, nel suo primo secolo di storia il fondo librario moderno (testi stampati dopo il 1830) venne sviluppato cercando di arricchire le sezioni già avviate nel fondo antico, mettendo particolare attenzione alle edizioni di pregio e alle novità di carattere scientifico.
A partire dal 1930-32, grazie all’impegno dell’archivista Aldo Cerlini e di altri collaboratori, si iniziò a sviluppare la cosiddetta “biblioteca circolante”. Nel volume La Biblioteca Maldottiana di Guastalla (Guastalla, Tipografia Torelli, 1934) Cerlini asserisce: “Non si può chiamar biblioteca un ente che non serve ai bisogni reali di cultura e anche di svago per tutte le classi”. Vennero quindi acquistati romanzi, libri di letteratura, manuali e guide turistiche destinati al prestito e alla libera consultazione, attività sapientemente sorvegliata e guidata dal custode della biblioteca, il cav. Natale Burlazzi (1901-1997). Nei documenti si parla sempre di Burlazzi come custode della biblioteca; in realtà la sua funzione fu a tutti gli effetti quella del bibliotecario moderno. Il termine custode risulta però particolarmente appropriato alla figura del sig. Burlazzi per l’amore, la passione e il senso quasi paterno di protezione che ebbe sempre per la Maldotti e tutto il suo patrimonio.
Nel 1984, con la nascita del Centro Culturale Comunale, gli obiettivi della biblioteca circolante vennero in parte assegnati al nuovo ente. Di quell’esperienza sono rimasti a catalogo, tra gli altri titoli, diverse collane di narrativa italiana e straniera, testi in lingua originale, una collezione di manuali della Hoepli, diverse guide del Touring Club Italiano, libri per ragazzi e testi per l’infanzia particolarmente interessanti per la grafica.

Negli ultimi anni si è incrementata notevolmente la sezione locale, privilegiando la conservazione del materiale librario prodotto nel territorio e riguardante il territorio stesso.
Altra priorità è stata data ai libri di storia dell’arte di cui si contano più di 4.000 titoli. La raccolta è stata accresciuta ulteriormente dal lascito Nevio Iori (1925-1990), una ricca collezione di testi letterari pubblicati tra il 1950 e il 1980 a cui si affianca una notevole sezione dedicata all’arte, in particolare alla pittura naif.
Il deposito della Biblioteca del Seminario Vescovile, avvenuto nel 1985, arricchì il patrimonio della Maldotti di numerosi testi di teologia, patristica, morale e filosofia.
È stata avviata anche una sezione dedicata alla musica con vinili, testi di storia della musica, dizionari musicali, spartiti di opere liriche e musica sacra, a cui si è aggiunta la raccolta delle pubblicazioni della locale Associazione Culturale Giuseppe Serassi.
Sono inoltre disponibili al pubblico i principali strumenti di consultazione culturale, letteraria e bibliografica (Enciclopedia Treccani, Bibliotheca Sanctorum, Dizionario Biografico degli Italiani, Enciclopedia dell’Arte Medievale, Dizionario Letterario Bompiani e altri dizionari enciclopedici).

LIBRI IN BRAILLE

La nostra biblioteca conserva una decina di volumi scritti in braille, codice utilizzato dalle persone non vedenti o ipovedenti per leggere e scrivere. Si tratta di libri prodotti dal Centro Braille San Giacomo, una cooperativa nata a Guastalla nel 1988 grazie a un gruppo di volontari non vedenti che operavano nei locali del Seminario guastallese con il sostegno del Movimento Apostolico Ciechi e delle curie diocesane di Reggio e Guastalla.

La finalità principale del centro – che oggi ha trasferito la sua attività nella sede operativa di Cadriano di Granarolo Emilia (BO) – era quella di trascrivere in braille testi a carattere religioso (Bibbia, messali, catechismi e tanti altri testi di formazione spirituale e di preghiera), ma anche testi scolastici richiesti dai vari comuni e scuole di ogni ordine e grado: in Biblioteca Maldotti si conserva, per esempio, un’edizione illustrata dell’opera di Gianni Rodari “La freccia azzurra”.

PERIODICI

Nel 1814 l’amministrazione della Biblioteca Maldotti – consapevole dell’importanza che i giornali rivestivano per la diffusione della cultura e per l’aggiornamento scientifico – acquistò Il giornale de’ letterati diretto da Antonio Fabroni nell’edizione di Pisa dal 1771 al 1796. Fece seguito l’acquisizione di alcune annate de Il giornale dei letterati diretto da Francesco Nazari, della raccolta completa del Giornale de’ letterati d’Italia diretto da Scipione Maffei, Antonio Vallisneri e Apostolo Zeno stampato a Venezia dal 1710 al 1740, del Giornale pisano di letteratura, scienze e arti, del Giornale internazionale delle scienze mediche, Napoli, Detken & Rocholl, e numerosi altri titoli.
A partire dal 1850 gli abbonamenti a giornali di carattere scientifico e letterario vennero affiancati da quelli di riviste religiose quali La Civiltà Cattolica, Les Annales de S.te Therese de Lisieux, Presenza pastorale e Rivista di pastorale liturgica.

Con la nascita della Biblioteca Circolante nel 1930, l’emeroteca si arricchì di testate più divulgative. Vengono conservate collezioni quali: Le vie d’Italia, Storia illustrata, Historia, La scuola cattolica, l’Illustrazione italiana.
Di particolare interesse risulta la raccolta di giornali e periodici locali: si possono consultare testate guastallesi stampate a partire dalla fine del 1800 quali: Il Times (ebdomadario guastallese serio-umoristico) dal 1869, La Gazzetta di Guastalla dal 1873, Il Popolo dal 1901, La Settimana dal 1903, La Piazza dal 1905 e La Cittadella dal 1946.
Non mancano raccolte di giornali legati geograficamente e storicamente a Guastalla quali: la Gazzetta di Reggio, La Libertà (settimanale della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla), Reggio Storia, Civiltà mantovana, Barnabiti studi, Bollettino storico Piacentino, Bollettino storico reggiano, Strenna del Pio Istituto Artigianelli, Vitelliana, Qui Po.

STAMPE E CARTOGRAFIA

Il fondo stampe e disegni si formò, probabilmente, nella seconda metà del XIX secolo con la donazione, da parte di due collezionisti guastallesi, delle proprie raccolte. Si tratta di Francesco Manfredini che, nel 1859, depositò l’insieme di stampe da lui collezionate, e di Barbara Ghidorzi che, nel 1888, lasciò la sua personale collezione di ritratti di guastallesi illustri tra i quali quello della poetessa Gaetana Secchi Ronchi (1700-1782).
Anche in seguito si continuò ad ampliare la collezione giungendo ai circa 700 pezzi attuali. Tra questi il ritratto a matita di Carlo Maria Traversari (m. 1817), l’incisione col ritratto di Ireneo Affò (1741-1797) eseguita da Francesco Rosaspina (1762-1841) e il progetto per la costruzione di un orologio a pendolo con una sola ruota ideato dal guastallese G. Casalgrandi e presentato il 17 aprile 1846 a S. M. Maria Luigia (1791-1847), duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla.
La Biblioteca Maldotti annovera nel suo patrimonio anche una ricca collezione di materiale cartografico e idrologico (più di 1.000 pezzi). Risulta particolarmente interessante la raccolta di disegni e mappe riguardanti Guastalla e i suoi territori, come quella denominata La Ducal città di Guastalla, delineata da Giulio Cesare Cani (1754-1834) nel 1800 e incisa da Sebastiano Zamboni (scuola reggiana, attivo nella seconda metà del sec. XVIII).
Parte di questa raccolta è stata utilizzata tra il 1988 e il 1990 per la realizzazione, a cura dell’architetto Walter Baricchi, del progetto SIRIS (Sistema Informativo per la Ricostruzione dell’Insediamento Storico).

GRIDARIO

La Biblioteca Maldotti conserva un gridario manoscritto e alcuni gridari a stampa.
Il gridario manoscritto consiste in una raccolta di gride di ambito guastallese datate fra il 1573 e il 1715.
Tra i gridari a stampa, oltre a quello guastallese (circa 2.000 documenti, XVII-XIX secolo) si trovano quello di Parma (circa 1.200 documenti, XVI-XIX secolo), di Modena (circa 270 documenti, XVII-XIX secolo) e di Mantova (circa 200 documenti, XVI-XIX secolo).
I documenti raccolti sotto il termine “gridario” presentano una tipologia piuttosto eterogenea: si hanno gride, ordinanze, proclami, notificazioni, bandi di concorso, tabelle, regolamenti, comunicati notarili, tariffari o prezzari di vari settori merceologici. Gli argomenti trattati spaziano dall’imposizione di tasse alla regolamentazione di costumi o di celebrazioni religiose e politiche, dalla lotta alla criminalità a problemi di igiene pubblica.
Si tratta di fonti storiche ricche di informazioni sulla vita, la cultura, le attività economiche, le regole, le problematiche delle comunità che ci hanno preceduto.

TESI DI LAUREA

Presso la Biblioteca, vengono conservate le tesi di laurea, di dottorato di ricerca e le ricerche di argomento locale o svolte da persone ed enti del territorio.
Tale tipo di deposito viene caldamente incoraggiato in quanto rende accessibili e consultabili, nel rispetto della normativa di legge sul diritto d’autore, materiali che in altro modo sarebbero più facilmente destinati all’oblio.

MANIFESTI E LOCANDINE

Il fondo raccoglie i manifesti degli spettacoli svolti presso il Teatro di Guastalla a partire dalla fine del 1700. Si tratta di oltre 1.000 locandine di prosa, musica lirica, concerti, ma anche spettacoli di magia e acrobazia e veglioni di carnevale.
La collezione ebbe inizio grazie alla donazione, da parte del Comune di Guastalla, della raccolta di locandine del teatro locale. A questo primo nucleo si aggiunsero le donazioni di singoli collezionisti.

QUADRERIA

Il costituirsi della raccolta d’arte in Biblioteca Maldotti
Nei primi anni di apertura al pubblico nulla lascia pensare che la nuova biblioteca possa divenire un luogo di conservazione di dipinti. Marcantonio Maldotti non amava la pittura, la riteneva anzi potenzialmente pericolosa in quanto capace di muovere intensamente le passioni dell’animo.
I primi quadri arrivano quasi per caso, insieme a donazioni di libri e documenti (sono per lo più ritratti di modesta qualità).
Nel 1889 entra in biblioteca il lascito che cambia radicalmente la natura e l’importanza della raccolta d’arte della Maldotti. Con un testamento olografo il sacerdote guastallese don Luigi Antonelli, l’8 marzo 1888, all’età di sessantuno anni, lascia 749 libri e un gruppo di dipinti da scegliersi fra i pezzi migliori della propria collezione personale. Don Luigi Antonelli muore il 5 gennaio del 1889. Viene chiamato a selezionare le opere da trasferire alla Maldotti il pittore Pietro Rossi, che ne individua 18, fra le quali alcuni capolavori: Arria pronuncia le parole “Paete, non dolet!” di Luca Ferrari; San Luca dipinge la Madonna col Bambino, di Francesco Stringa; Lot invita gli angeli ad entrare in casa, di Marcantonio Franceschini; Santa Caterina d’Alessandria di Giuseppe Bazzani. Gli Antonelli sono un’antica famiglia guastallese che discende, in linea femminile, dagli Aldrovandi, cognome che evoca le prestigiose personalità bolognesi del naturalista Ulisse e del cardinale Pompeo. È quindi probabile che almeno una parte dei quadri sia arrivata per eredità e provenga proprio da Bologna.
Esattamente cento anni dopo il lascito di don Antonelli entra in Maldotti la collezione Bisini. Attilio Bisini è un ingegnere (nato a Guastalla nel 1901), socio di un’azienda specializzata in infrastrutture edili e stradali. Nel 1982 egli abita a Milano, è da tempo in pensione e decide di fare testamento. Lascia i propri immobili e le azioni alla Casa di Riposo Paralupi della sua città di origine, i quadri e i mobili contenuti nelle case di Milano, Livorno e Guastalla vanno invece alla Biblioteca Maldotti. Muore il 6 novembre 1988 e i suoi beni vengono acquisiti dalla biblioteca l’anno successivo. In un contesto di opere scelte con cura da un collezionista esperto (o ben consigliato) spiccano alcuni pezzi di particolare pregio: innanzitutto una bellissima tavola di Giulio Cesare Procaccini raffigurante San Giuseppe con il Bambino Gesù; una replica della bottega di Giambattista o Gerolamo Bassano del Cristo in casa di Marta e Maria dei più noti fratelli Jacopo e Francesco Bassano; una versione di straordinaria qualità della Cattura di Cristo di Guercino; due opere di Antonio Gualdi: un ritratto femminile, e una Morte di Atala, soggetto romantico per eccellenza tratto dal romanzo di Chateaubriand e reso celebre nel 1808 dalla tela di Anne-Louis Girodet-Trioson, oggi al Louvre.

L’ultimo consistente corpus di opere pervenute è il fondo di Nevio Iori, costituito da più di duecento fra dipinti e multipli di autori del Novecento, con prevalenza di pittori naïf.
Fra queste fondamentali acquisizioni si collocano numerose donazioni di singole opere che vanno a costituire, nel tempo, un patrimonio ricco e variegato. Alla fine del XX secolo il numero di dipinti è tale da eccedere le possibilità offerte dalle pareti delle sale, destinate principalmente a ospitare libri. Nel 1993 il direttore don Giancarlo Bellani sistema una parte delle collezioni di pittura nel salone del primo piano, al centro del quale fa collocare alcuni grandi parallelepipedi in profilato di ferro, a cui le tele vengono appese. Si tratta di un’efficace soluzione di deposito, in parte ancora impiegata. Egli promuove inoltre una ingente campagna di restauri che mette in sicurezza le opere più significative. Ai dipinti manca però un’adeguata fruibilità da parte del pubblico e degli studiosi. Appesi nella sala di lettura e immagazzinati nel salone, vivono sotto la luce di grandi tubi al neon pensati per servire ai lettori, non ai visitatori interessati alla pittura antica.

L’esposizione come racconto storico

Una volta recuperati sul piano materiale, i quadri della Maldotti hanno bisogno di essere esposti adeguatamente.
L’occasione si offre fra il 2016 e il 2017, quando l’assessore alla cultura Gloria Negri ipotizza, insieme al direttore Gino Ruozzi e al curatore delle collezioni d’arte Ivan Cantoni, di ospitare una selezione dei dipinti della biblioteca al piano nobile di Palazzo Ducale.
Nel momento in cui si è deciso di costruire un percorso espositivo è stato necessario individuare un criterio per l’organizzazione delle opere. Due possibilità apparivano a portata di mano: l’ordine cronologico o il raggruppamento su base iconografica (per soggetti). Ambedue le soluzioni avrebbero sortito l’effetto di presentare i dipinti in modo astratto, sganciandoli dal contesto in cui sono stati collezionati, così come dai tempi e dai modi in cui sono arrivati alla biblioteca. La collezione della Maldotti è strettamente legata al territorio e alle persone che hanno raccolto i quadri, li hanno tenuti nelle loro case come compagni silenziosi della vita di ogni giorno e poi hanno deciso di trasformarli in un patrimonio pubblico, a disposizione dei concittadini e, potenzialmente, del mondo intero. Di qui la scelta di strutturare il percorso espositivo sul formarsi della quadreria nel tempo attraverso lasciti testamentari e donazioni, così da mettere in evidenza il suo legame essenziale con il territorio e il collezionismo nell’area guastallese. L’allestimento della Quadreria Maldotti parte dal presupposto che i dipinti e gli oggetti d’arte vengono ideati e prodotti in contesti intimamente legati alla “vita” di persone e istituzioni, non per entrare nei musei, a cui approdano solitamente dopo lunghi percorsi nel “mondo esterno”. Essi servono alla devozione o alla liturgia, quando appartengono a contesti religiosi; negli ambienti laici tramandano e mantengono vivo il ricordo di persone, raccontano storie, decorano interni, testimoniano le passioni e, non di rado, le ossessioni dei loro committenti, suscitano stupore o ammirazione, muovono sentimenti… Per questo un dipinto nascosto, male illuminato o mal conservato subisce una sorta di tradimento che lo costringe ad un innaturale e forzato silenzio. Inserire un’opera in un contesto museale secondo criteri di correttezza filologica e di rigore storico-scientifico non significa allontanarla dalle persone e dalla vita, ma ridarle voce e conferirle una “godibilità” piena da parte di chiunque desideri incontrarla. È importante creare le condizioni perché chi si avvicina alle opere d’arte possa, oltre che comprenderle, amarle come si ama un libro, un film, una canzone, il volto di una persona cara. Il percorso espositivo e l’allestimento della Quadreria Maldotti sono stati pensati affinché il rigore e la fascinazione, la storia e il racconto possano convivere e sostenersi vicendevolmente.

Al primo nucleo di dipinti che costituisce l’origine, piuttosto modesta, della Quadreria è dedicata la SALA B del percorso espositivo. La sala precedente, contrassegnata con la lettera A, contiene pannelli informativi sulla biblioteca e sul suo fondatore; rappresenta pertanto una sorta di premessa al percorso vero e proprio. Il lascito Antonelli, di cui si è trattato poco sopra, occupa l’ampia SALA C.
Alla fine del XIX secolo il flusso di donazioni è divenuto ormai costante: libri e dipinti entrano in continuazione e sono riportati con regolarità sui registri, oggi conservati nell’archivio. Mentre don Luigi Antonelli lascia una collezione “antica”, altri donatori cedono pezzi che, in quegli anni, possono considerarsi a pieno titolo “contemporanei”. La Quadreria attenua così il proprio carattere antiquario e si apre alle espressioni artistiche del proprio tempo: l’Ottocento, a cui è dedicata la SALA D. Qui sono esposte diverse opere su carta: un acquerello di Francesco Hayez raffigurante Ivanhoe (studio per la prima litografia di una serie edita fra il 1828 e il 1831); un piccolo olio su cartoncino di Giuseppe de Nittis del 1877 che raffigura, con l’impiego di una tavolozza luminosa tipicamente impressionista, rue de l’Impératrice, il boulevard d’ingresso al Bois de Boulogne; due raffinatissimi ritratti di sacerdoti a carboncino (di autori ignoti) ci mostrano esempi della maniera con cui operavano gli artisti di orientamento accademico alla metà del secolo. Pietro Rossi, il pittore che ha avuto il compito di selezionare gli esemplari migliori della collezione Antonelli, è presente in questa sala con un olio di soggetto biblico: La morte di Giuseppe, ambientato in un Egitto letterario, che ricorda gli allestimenti teatrali del melodramma o le architetture storiciste dei cimiteri monumentali. Nel corso dell’Ottocento entrano anche alcune opere di Antonio Gualdi, il maggiore artista guastallese di questo secolo, unico ad avere goduto di una notorietà e di commissioni ben oltre i confini della propria patria. A lui è dedicata l’unica sala monografica del museo (SALA E), che presenta soprattutto esempi della sua attività nel periodo in cui, dopo l’apprendistato a Firenze sotto la direzione di Pietro Benvenuti, risiede e lavora a Guastalla, eseguendo numerosi ritratti.

La prima metà del Novecento è segnata da un grosso legato dovuto a Rufo Paralupi, esponente dell’antica famiglia che, dal XVIII secolo, risiede nella gonzaghesca Villa al Maso di Luzzara. In una stirpe di ingegneri e agronomi, egli rappresenta un’eccezione: si occupa di arte contemporanea (pubblica, nei primi anni del secolo, numerosi articoli e alcuni volumi sulle Biennali di Venezia) ed è un cultore di storia locale. Si suicida nel 1937. Insieme al proprio archivio, dona una gran varietà di oggetti, fra cui due dipinti piuttosto interessanti: una piccola tavola decorativa di gusto tardo gotico, parte di un soffitto ligneo, che raffigura Lot invitato da un angelo a lasciare Sodoma; un paesaggio alpino molto ben dipinto (1910 circa) di Ugo o Augusto Gheduzzi, pittori originari di Crespellano Bolognese, attivi nell’ultima parte della loro carriera a Torino. È del 1940 l’ingresso di una tela di scuola tedesca del tardo Cinquecento (Cristo davanti a Pilato) dovuto al dono di un privato, che probabilmente l’ha acquisita sul mercato antiquario.
Alle donazioni pervenute fra il 1900 e il 1950 è dedicata la SALA F in cui, oltre alle opere sopra menzionate, è stato collocato un ritratto di Rufo Paralupi dipinto da Marino Mazzacurati nel 1935.
La seconda metà del XX secolo porta in biblioteca due lasciti di grande importanza. Negli anni Ottanta, da Villa Paralupi al Maso di Luzzara, giunge una donazione ancora oggi oggetto di particolare interesse da parte degli storici della moda: otto tele di fine Seicento presentano altrettante dame, in dimensioni naturali. I volti poco caratterizzati e l’attenzione posta nella raffigurazione degli abiti, delle calzature, degli accessori, dei gioielli, testimoniano che il vero soggetto dei dipinti non sono le signore, ma il loro abbigliamento. A questa serie è dedicata la SALA 02, che, insieme alla precedente (SALA 01) va a costituire due sezioni tematiche collaterali al percorso espositivo principale, dal quale sono anche fisicamente distinte, in quanto collocate a sinistra del corridoio d’ingresso (SALA A), sul lato opposto rispetto alla sequenza che va dalla B alla G. Nella SALA 01 trovano spazio i ritratti in coppia delle ultime tre generazioni dei duchi di Guastalla, una sorta di focus sulla storia locale di cui la Biblioteca Maldotti conserva fondamentali testimonianze e nel cui ambito promuove, fin dalle sue origini, studi e ricerche. La SALA G è dedicata al lascito Bisini del 1989. Unendosi all’eredità Antonelli a distanza di un secolo, questo legato testamentario (di cui si è parlato in precedenza) va a costituire il più importante nucleo di opere pittoriche della quadreria maldottiana e conclude il percorso espositivo di Palazzo Ducale.

Il percorso espositivo
Al primo nucleo di dipinti che costituisce l’origine, piuttosto modesta, della Quadreria è dedicata la SALA B del percorso espositivo. La sala precedente, contrassegnata con la lettera A, contiene pannelli informativi sulla biblioteca e sul suo fondatore; rappresenta pertanto una sorta di premessa al percorso vero e proprio. Il lascito Antonelli, di cui si è trattato poco sopra, occupa l’ampia SALA C.
Alla fine del XIX secolo il flusso di donazioni è divenuto ormai costante: libri e dipinti entrano in continuazione e sono riportati con regolarità sui registri, oggi conservati nell’archivio. Mentre don Luigi Antonelli lascia una collezione “antica”, altri donatori cedono pezzi che, in quegli anni, possono considerarsi a pieno titolo “contemporanei”. La Quadreria attenua così il proprio carattere antiquario e si apre alle espressioni artistiche del proprio tempo: l’Ottocento, a cui è dedicata la SALA D. Qui sono esposte diverse opere su carta: un acquerello di Francesco Hayez raffigurante Ivanhoe (studio per la prima litografia di una serie edita fra il 1828 e il 1831); un piccolo olio su cartoncino di Giuseppe de Nittis del 1877 che raffigura, con l’impiego di una tavolozza luminosa tipicamente impressionista, rue de l’Impératrice, il boulevard d’ingresso al Bois de Boulogne; due raffinatissimi ritratti di sacerdoti a carboncino (di autori ignoti) ci mostrano esempi della maniera con cui operavano gli artisti di orientamento accademico alla metà del secolo. Pietro Rossi, il pittore che ha avuto il compito di selezionare gli esemplari migliori della collezione Antonelli, è presente in questa sala con un olio di soggetto biblico: La morte di Giuseppe, ambientato in un Egitto letterario, che ricorda gli allestimenti teatrali del melodramma o le architetture storiciste dei cimiteri monumentali. Nel corso dell’Ottocento entrano anche alcune opere di Antonio Gualdi, il maggiore artista guastallese di questo secolo, unico ad avere goduto di una notorietà e di commissioni ben oltre i confini della propria patria. A lui è dedicata l’unica sala monografica del museo (SALA E), che presenta soprattutto esempi della sua attività nel periodo in cui, dopo l’apprendistato a Firenze sotto la direzione di Pietro Benvenuti, risiede e lavora a Guastalla, eseguendo numerosi ritratti.

La prima metà del Novecento è segnata da un grosso legato dovuto a Rufo Paralupi, esponente dell’antica famiglia che, dal XVIII secolo, risiede nella gonzaghesca Villa al Maso di Luzzara. In una stirpe di ingegneri e agronomi, egli rappresenta un’eccezione: si occupa di arte contemporanea (pubblica, nei primi anni del secolo, numerosi articoli e alcuni volumi sulle Biennali di Venezia) ed è un cultore di storia locale. Si suicida nel 1937. Insieme al proprio archivio, dona una gran varietà di oggetti, fra cui due dipinti piuttosto interessanti: una piccola tavola decorativa di gusto tardo gotico, parte di un soffitto ligneo, che raffigura Lot invitato da un angelo a lasciare Sodoma; un paesaggio alpino molto ben dipinto (1910 circa) di Ugo o Augusto Gheduzzi, pittori originari di Crespellano Bolognese, attivi nell’ultima parte della loro carriera a Torino. È del 1940 l’ingresso di una tela di scuola tedesca del tardo Cinquecento (Cristo davanti a Pilato) dovuto al dono di un privato, che probabilmente l’ha acquisita sul mercato antiquario.
Alle donazioni pervenute fra il 1900 e il 1950 è dedicata la SALA F in cui, oltre alle opere sopra menzionate, è stato collocato un ritratto di Rufo Paralupi dipinto da Marino Mazzacurati nel 1935.
La seconda metà del XX secolo porta in biblioteca due lasciti di grande importanza. Negli anni Ottanta, da Villa Paralupi al Maso di Luzzara, giunge una donazione ancora oggi oggetto di particolare interesse da parte degli storici della moda: otto tele di fine Seicento presentano altrettante dame, in dimensioni naturali. I volti poco caratterizzati e l’attenzione posta nella raffigurazione degli abiti, delle calzature, degli accessori, dei gioielli, testimoniano che il vero soggetto dei dipinti non sono le signore, ma il loro abbigliamento. A questa serie è dedicata la SALA 02, che, insieme alla precedente (SALA 01) va a costituire due sezioni tematiche collaterali al percorso espositivo principale, dal quale sono anche fisicamente distinte, in quanto collocate a sinistra del corridoio d’ingresso (SALA A), sul lato opposto rispetto alla sequenza che va dalla B alla G. Nella SALA 01 trovano spazio i ritratti in coppia delle ultime tre generazioni dei duchi di Guastalla, una sorta di focus sulla storia locale di cui la Biblioteca Maldotti conserva fondamentali testimonianze e nel cui ambito promuove, fin dalle sue origini, studi e ricerche. La SALA G è dedicata al lascito Bisini del 1989. Unendosi all’eredità Antonelli a distanza di un secolo, questo legato testamentario (di cui si è parlato in precedenza) va a costituire il più importante nucleo di opere pittoriche della quadreria maldottiana e conclude il percorso espositivo di Palazzo Ducale.

FOTOTECA

La fototeca della Biblioteca Maldotti conserva e mette a disposizione degli utenti numerose immagini che documentano la storia locale dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri: avvenimenti, personaggi, architetture, urbanistica, beni culturali.
Gran parte del materiale fotografico proviene dagli archivi donati da famiglie guastallesi quali Bisini, Della Valle, Paglia, Paralupi. Si tratta di album di famiglia che raccolgono testimonianze sui costumi e sullo stile di vita delle persone all’inizio del XX secolo.

Il signor Orfeo Veronesi (1910-1990) lasciò diverse fotografie di gare sportive a cui parteciparono atlete guastallesi, oltre alle tessere della FIGC di Guastalla degli anni ’20-30’.
Non mancano le testimonianze di come sia cambiata la Biblioteca Maldotti negli anni, come si sia ampliata, come siano state riorganizzate le sale, e di come sia stato salvaguardato il patrimonio librario durante la seconda guerra mondiale, quando per precauzione si nascosero i pezzi più pregiati murandoli in un sottoscala.
Fa parte del fondo fotografico anche la raccolta di alcuni album degli anni ’20 relativi alla scuola elementare di Guastalla che furono donati da Margherita Grassi (1888-1983), direttrice della stessa scuola.
Il fondo viene regolarmente incrementato grazie all’opera del Circolo Fotografico Maldotti che qui deposita il materiale esposto nella mostra annuale, documentazione del lavoro di ricerca sul territorio svolto dai soci.

GLOBI

All’interno dell’Inventario dei libri, mobili, ed effetti lasciati a titolo di legato dal fu Sacerdote Marc’Antonio Maldotti a favore, e comodo degli abitanti di questa Città, e Diocesi figurano “Due sfere sostenute da due piedi in noce”. Si tratta di due opere incise su carta e incollate su legno ed eseguite da Jean-Antoine Nollet.
Una prima sfera con il mappamondo risale al 1728, mentre il globo celeste, con la raffigurazione delle stelle e dei segni zodiacali, è del 1730.
Un restauro del 2006 ne ha ripristinato la funzionalità originale.

Raccolte numismatiche

A seguito dell’opera di inventariazione e catalogazione condotta a partire da maggio 2024 la consistenza delle raccolte numismatiche risulta essere di 241 medaglie, 459 monete, 161 medaglie votive, 40 esemplari suddivisi fra gettoni, spille, placchette, riproduzioni, 3 conii della zecca di Guastalla e 71 sigilli per ceralacca, timbri a secco e timbri a inchiostro.

Partendo dagli elenchi storicamente disponibili, la mole di esemplari (monete, medaglie, sigilli e medaglie votive) non censiti, non catalogati e sicuramente inediti è sicuramente notevole.

Fra i materiali non censiti e inediti è molto interessante e storicamente prezioso un nucleo di 31 monete romane del IV secolo che per tipologia e uniformità dello stato conservativo (incrostazioni, ossidazioni, corrosioni) sono da considerare facenti parte di un unico tesoretto di monete occultate da un ignoto possessore, probabilmente nel corso di una delle numerose crisi che funestarono il IV secolo d.C. e mai recuperato. Il nucleo è composto da antoniani, tutti in buone condizioni di conservazione, emessi in un periodo compreso fra il 353 d.C. e il 385 d.C. a nome degli imperatori Gallieno, Claudio II, Aureliano, Probo, Caro e Carino.
Al momento non è possibile trarre conclusioni sull’origine del gruppo di monete della Maldotti, ovvero se sia un gruzzolo a sé stante, se sia parte di un altro tesoretto di maggiori dimensioni, né è stato possibile risalire alla data e all’identità del conferitore.

Fra i materiali inediti è di notevole interesse un gruppo di sigilli per ceralacca, timbri a secco e timbri per inchiostro, che rappresentano e percorrono buona parte della storia di Guastalla.
Fin dall’antichità l’autenticità e l’integrità di lettere e documenti fu garantita dalla presenza di sigilli in ceralacca o di timbri riportanti motti o simboli araldici adottati dall’autorità che aveva redatto il documento. Alla decadenza dal proprio incarico o alla morte della persona era prassi che i sigilli che la rappresentavano venissero annullati, abrasi e resi inservibili; è quindi evidente che questi oggetti, quando integri e leggibili, sono di notevole rarità e di grande valore storico.

Fra questi spiccano un sigillo da ceralacca a forma di mandorla della confraternita dei Disciplinati di san Rufino di Assisi e un sigillo dell’abbazia Notre Dame du Val Profond.
La serie dei sigilli e timbri “guastallesi” inizia con un timbro a secco di Persio Caracci, nato a Guastalla nel 1594 e nominato vescovo di Larino nel 1630, fa seguito un sigillo a secco del Presidente della Camera di Guastalla con stemma dei Gonzaga di Mantova, attribuibile al dominio di Ferdinando Carlo Gonzaga-Nevers (1678 – 1692). Bello e ben conservato il sigillo a secco di Guidobono Mazzucchini, abate di Guastalla dal 22 maggio 1714 al 1730.
Di notevole bellezza e valore storico sono i sigilli per ceralacca degli ultimi Gonzaga di Guastalla e relative consorti
Un sigillo per Teodora principessa d’Assia – Dramstadt e duchessa di Guastalla, in quanto moglie di Antonio Ferdinando Gonzaga (1706 – 1784) unisce le armi delle due casate; un sigillo di Giuseppe Maria Gonzaga risulta avere caratteristiche identiche a quella utilizzate nelle monete emesse per lo stesso duca, tanto da far supporre che anche i sigilli fossero prodotti nella zecca cittadina. Infine un sigillo portabile di pregevole fattura combina gli scudi araldici di Giuseppe Maria Gonzaga (1729 – 1746) e Eleonora di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Wiesenburg (1715 – 1760) sua consorte.
La storia di Guastalla continua ad essere rappresentata da un timbro a secco di Filippo di Borbone, infante di Spagna e duca di Parma, Piacenza e Guastalla, timbro databile fra il 1748 e il 1765.
Non mancano i timbri che testimoniano la presenza dell’amministrazione napoleonica a Guastalla. Singolare è il timbro a inchiostro del comune di Guastalla con stendardi e gonfalone coronato con al centro l’aquila imperiale e legenda in lingua francese MARIE DE GUASTALLA; altri due timbri a inchiostro, con tendaggi, corona e aquila coronata e caricata della N napoleonica in petto, rappresentano la Podesteria e la Cancelleria Censuaria di Guastalla.
L’avvento del Regno d’Italia è testimoniato da diversi timbri, fra i quali il più particolare è un timbro del Comando della Guardia Nazionale; il ventennio fascista è rappresentato da un solo timbro ad inchiostro dell’Ufficio di Conciliazione che riporta lo scudo sabaudo e uno scudo caricato del fascio littorio.

I materiali inediti comprendono anche medaglie e gettoni che ben rappresentano le trasformazioni sociali di inizio XX secolo. Sono presenti spille e medaglie che ricordano la nascita delle Società Operaie e delle prime cooperative di consumo. Emblematiche sono la spilla della Società Operaia di Guastalla – con fiocco tricolore originale che si collega direttamente all’insegna dell’osteria “La Fratellanza” – e la medaglia del 1913 per il 50° della Società Operaia Artieri.
La nascita delle prime cooperative di lavoro e consumo è testimoniata da alcuni gettoni di scambio della Cooperativa di Santa Vittoria, nata nel 1911, della Cooperativa di Consumo di Villa Tagliata e della Cooperativa di Produzione e Consumo di Suzzara.
Da mettere in evidenza anche il nucleo composto dalle medaglie religiose e votive, segno e testimonianza della profonda devozione che ha sempre animato le genti guastallesi; devozione a volte spinta al confine della superstizione e della magia, come emerge in modo evidente da una medaglietta di San Benedetto accompagnata da un singolare manoscritto con la descrizione delle proprietà e le istruzioni per l’uso.
La sezione delle monete e delle medaglie è quella storicamente meglio conosciuta.
Fra le monete sono presenti numerosi esemplari di monete battute nelle zecche locali, in particolare quelle di Mantova, Guastalla, Sabbioneta, Bozzolo e Milano.
La zecca di Guastalla iniziò le proprie emissioni nel 1570 e continuò ad operare, anche se in modo discontinuo, fino al 1734.
Nella raccolta della Maldotti sono presenti, oltre a tre conii in uso nella zecca cittadina, numerose monete emesse dalla zecca guastallese, di cui alcune di estrema rarità, come il Giulio d’argento da 14 soldi emesso a nome Ferrante II Gonzaga (1575-1630), con un inedito errore nella legenda del dritto o il sesino emesso a nome di Ferrante II Gonzaga, caratterizzato dalla presenza di due versi e quindi mancante del dritto con la descrizione dell’autorità emittente, variante ad oggi conosciuta in soli tre esemplari. Sono inoltre di notevole bellezza e qualità i tre talleri per Ferrante II Gonzaga datati 1620 e lo scudo da 7 lire con data 1664 per Ferrante III Gonzaga.
Per quanto riguarda le medaglie, la collezione della Biblioteca Maldotti rappresenta epoche, argomenti e ambiti diversi. Di notevole importanza è da considerare la medaglia dedicata a Cesare I Gonzaga, duca di Guastalla, rinvenuta nella pietra di fondazione di un palazzo nobiliare, abbattuto nel 1958 e fino al momento del rinvenimento conosciuta solo grazie a una copia in galvano plastica conservata preso il British Museum. Altre medaglie rappresentano membri della famiglia Gonzaga di Guastalla e personalità di rilievo dal periodo rinascimentale all’epoca moderna, risorgimento compreso.